Questa intervista dolorosa di David Grossmann, in cui ammette la necessità di usare il termine “genocidio” per quanto accade a Gaza, fa molto riflettere ed arriva alla vigilia di Tishà BeAv.
Il nove di Av, Tishà BeAv, è il giorno di lutto per eccellenza del calendario ebraico. La tradizione colloca in questo giorno sia la distruzione del primo Tempio, avvenuta nell’anno 586 a.e.v. ad opera dei Babilonesi, sia la distruzione del secondo Tempio, avvenuta nell’anno 70 e.v. ad opera dei Romani. Sia la sera che la mattina si legge la Meghillàth Echà. Le “Lamentazioni” di Geremia sono contenute nel terzo libro delle Meghilloth, che prende il nome di “Echà” dalla prima parola del testo, che significa “Come mai…?”.
David Grossman si pone la stessa domanda, con una lamentazione simile: “come mai è possibile che si sia arrivati a questo punto?”. Lo scrittore ha perso un figlio ventenne nella guerra del Libano del 2006. Tra le vittime di questa immane catastrofe c’è anche la popolazione di Israele, che continua a vivere sotto i missili ed è guidata da un governo che adotta una politica criminale. La guerra è sempre un male assoluto per tutte e tutti. E la guerra è figlia del potere.
La conquista del potere è la peggiore disgrazia?
“Una volta un giudice della Corte suprema israeliana ha detto che il potere corrompe, e che il potere assoluto corrompe in modo assoluto. Ed ecco, ci è successo: l’Occupazione ci ha corrotto“.
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